
"Lettera metamorfica ad Ovidio sulle metamorfosi. Dall’Artista."
Iniziamo, Ersilia Cacace quale Poetessa, ed io quale Figuratore, la pubblicazione su questo spazio, delle METAMORPHOSI_METAMORPHOSES, da Ovidio.
Lettera della Poetessa all’Artista…
Lungi da me, voler aggiungere espressione estetica all’opera di Publio Ovidio Nasone.
La lettura, mi ha portato comunque ad elaborare tramite i miei codici interiori i versi. La mia trasposizione è divenuta così veicolo di comunicazione tra me e l’Artista Figurativo Roberto Matarazzo.
L’Allegoria, nel senso più pieno della parola, che nel suo "parlare d’altro" esprime concetti sempre attuali di passione, intrigo, vita e morte.
Figurazione che, in se raccoglie i simboli, la metafora che prende sembianze nel doppio. Le metamorfosi colorate dall’Artista, attraverso la trasposizione dei miei concetti scritti si traducono in figure dal valore simbolico allusivo:
metà donna, pesce e corvo (care all’artista Matarazzo) e in nebulose che lasciano spazio alla decodificazione personale di chi le osserva, queste figure si proiettano in Ovidio e volteggiano fra le coscienze di ieri e il contemporaneo.
"Il contemporaneo" parola tra le più metamorfiche che assume la sua cifra sempre
diversa nel tempo.
Con stima infinita
Ersilia Cacace
Lettera dell’Artista alla Poetessa sui sensi metamorfici…
Dalla affascinante scorsa dei canti immaginifici delle Metamorfosi di Ovidio alla lettura delle fascinose Tue liriche, una mia personale trasposizione figurata fatta di immagini che seguono l’evolversi dei doppi canti in pagine dense di stimoli intellettivi.
Non è mia disegno scrivere, criticamente, sull’opera di P. Ovidio e sulle Tue liriche: non ne ho la capacità, non ne ho la conoscenza puntuale, non ne ho l’intenzionalità.
Ma ho lasciato scorrere i fiumi torrenziali della scrittura di Publio Ovidio Nasone gustandone il sapore arcaico ma terribilmente prossimo ad una possibile attualità storica molto prossima ad un certo surrealismo colto e raffinatissimo: in Lui ho colto tante affinità ideali verso Alberto Savinio, Artista dalle connotazioni cosmopolite più pregno di senso creativo vero che non sterile erudizione; così come ho lasciato che i versi lirici scaturiti dalla Tua penna felice filtrassero nel mio inconscio portandomi a creare fogli colorati delineati nei tempi del tempo proprio del plasmare forme colorate.
Avrai notato che ho adottato un linguaggio espressivo in cui ho rielaborato un mio tema antico, la ricerca sull’antigrazioso cercando di evitare, per quanto possibile, scorciatoie, forse più accattivanti, circa il bello classico ma, se ci rifletti, credo che Ovidio stesso, per il suo evo, abbia saputo adottare una lingua coltissima ma pregna di quella novità autentica del vero iniziatore di linguaggi d’avanguardia, con l’ironia profonda del suo saper mescolare riti, miti, femminino, mascolinità, dee, ninfe, uccelli, storie, leggende, verità ancestrali, bugie storiche in un susseguirsi incredibile di situazioni metamorfiche degne del miglior Borges!!
E con un linguaggio fluido stupendamente fantasioso: chi, nel leggerlo con il cuore, smette di seguirlo negli eventi puntuali, per inseguire voli pindarici intorno a propri sogni inconsci?
In una introduzione all’opera figurativa di H. Bosch, Dino Buzzati seppe scrivere, con una carica di altissima letteratura densa di pathos ironico, di sogni estravaganti fatti in una strana serata a seguire visioni di dipinti del Maestro dalle bizzarrie plasmate con sagace intelligenza: non so (e poco mi interessa saperlo) se H. Bosch abbia o meno gustato le Metamorfosi di Ovidio, ma so che le sue creature diaboliche possiedono antichissime radici culturali in quel mondo paganeggiante greco/latino mescolato a miti nordici, per essere filtrati, poi, da un cattolicesimo evidente, per confluire in uno straordinario atlante espressivo dai toni Apocalittici.
Ed è, poi, la Tua scrittura creativa che, da quando ho avuto modo di leggerla, che mi seduce tanto da indurmi a cercarne altrettante possibili soluzioni figurate…
Con stima infinita,
Roberto Matarazzo









